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       Chiesa   Anno di fondazione Ristrutturazione    Appartenenza ad Ordini Religiosi      Stato attuale

 

S. Antonio abate Nel 1260 circa da Pietro del Morrone (Celestino V) 
Prima notizia storica 1267 - Rogito notarile conservato in Archivio Segreto Vaticano
(Fondo Celestini)
Nel XVIII sec. Congregazione dei Celestini soppressa nel 1810 Chiesa Eretta a parrocchia nel 1924 dal vescovo Alessandro Fontana.
Restaurata nel 1984-1996. 
Monastero restaurato nel 1999-2000. 

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Pietro del Morrone, che divenne papa con il nome di Celestino V nel 1294, fondò il monastero ferentinate probabilmente dopo il 1260, periodo in cui il santo eremita giunse a Roma per ottenere l’approvazione della sua regola.

Il più antico documento relativo al monastero ferentinate di S. Antonio Abate ne attesta l’esistenza in data 14 aprile 1267: si tratta di un atto di donazione al monastero, conservato nel Fondo Celestini dell’Archivio Vaticano.

L’Abbazia ferentinate è annoverata quale possesso celestiniano nella Bolla, emanata a Lione il 22 marzo 1275,  con cui Gregorio X riconosceva  privilegi e proprietà all’Ordine monastico fondato da Pietro del Morrone. Il cenobio ebbe grande splendore, economico e religioso, nel XIV secolo; ma nel XV secolo venne dato a commenda. Si conosce il nome dell’ultimo commendatario: il chierico ferentinate Luca de Vivianis, al quale Callisto III revocò il titolo nel 1456. Non si conoscono i motivi di tale revoca, ma si possono dedurre dal fatto che l’istituto della commenda non doveva arrecare pregiudizio all’Ordine proprietario del bene (A. Cortonesi, Fonti per la storia di Ferentino medioevale. Le pergamene dei celestini presso l’Archivio Vaticano, in Ferentino: la Diocesi e gli apporti francescani,  Frosinone 1979, p. 95).

Iniziò un lento degrado. A partire dal XVII secolo il monastero, già ridotto dal XVI secolo a Priorato, come si desume dagli atti notarili in nostro possesso, venne sottoposto alla giurisdizione di S. Eusebio (Roma), di cui divenne grancia. Da questo periodo cominciò ad essere concesso in affitto a laici.

Si ha memoria storica dei primi affittuari: Nicola e Rutilio De Gasperis (1640). Questo affitto fu revocato il 4 ottobre 1694. In quella data i monaci di S. Eusebio (Roma), riuniti capitolarmene, revocarono al capitano Ludovico de Gasperis il mandato di procura, affidatogli il 4 febbraio dello stesso anno, e costituirono il monaco celestino Giulio Oddi loro procuratore per l’amministrazione dei beni spettanti al monastero ferentinate. Giulio Oddi, il 6 ottobre 1700 affittò per tre anni a Evangelista Valenti e suo figlio Modesto le terre, le masserizie, gli animali e le rendite spettanti all’Abbazia o Grancia di S. Antonio abate, esistenti in Ferentino, Supino, Sgurgola, Patrica, Morolo, Falvaterra, Monte S. Giovanni e Anagni per la somma di 250 scudi annui e diversi altri obblighi tra i quali: contrassegnare i maiali proprietà del monastero con il solito taglio nell’orecchio (secondo l’antico costume della Abbazia), far celebrare nella chiesa di S. Antonio, annualmente, le feste del Titolare (17 gennaio), S. Pietro Celestino (19 maggio), Martirio di S. Giovanni Battista (29 agosto). Il 6 ottobre 1703 il contratto di affitto fu stipulato con Biagio Arquati di Filettino. Per gran parte del XVIII secolo i beni di S. Antonio sono amministrati direttamente dall’Abate di S. Eusebio; ma il 30 maggio 1795, Placido Montani, abate di S. Eusebio (Roma) e della grancia di S. Antonio abate, ripristina l’istituto dell’affitto, concedendo per tre anni a Ferdinando Gizzi, patrizio di Ferentino,  tutti i beni rustici, urbani e mobili spettanti alla grancia ferentinate per l’annuo canone di 1250 scudi. Il rogito notarile riporta la suddivisione dei beni: 
 

Ferentino

89 rubbi, 2 quartucci

Anagni

3 rubbi, 2 quarte, 2 coppe, 3 quartucci e

mezza canna

Gorga

1 quarta

Sgurgola

11 rubbi, 1 quarta, 1 coppa, 2 quartucci e

72 canne

Supino

7 rubbi, 1 quarta, 3 quartucci e

22 canne

Patrica

2 rubbi, 2 quarte e 32 canne

Selva dei Muli

2 rubbi, 2 quarte, 3 quartucci e

74 canne

               
Durante la Repubblica Romana del 1798-99 con l’applicazione delle leggi eversive della proprietà ecclesiastica i beni della Chiesa di Ferentino vennero dichiarati beni nazionali e messi in vendita all’asta. Ripristinato il legittimo governo pontificio, Giovanni Battista Rodio, generale delle truppe sanfediste, che liberarono Ferentino dall’invasione francese, il 10 settembre 1799 ordinò la compilazione dell’inventario delle grasce appartenute a Gaetano e Ferdinando Gizzi affittuari di S. Antonio, per quantificare l’entità delle eventuali perdite.
Il 23 giugno 1801 Giovanni Cantagallo, mandatario della Curia Vescovile di Ferentino, d’ufficio prorogò, con l’annuo canone di 1250 scudi, a Ferdinando Gizzi l’affitto di S. Antonio abate, di cui era stato deprivato durante la repubblica giacobina. (rogito notarile del Notaio Michelangelo Pace, in Archivio Storico Comunale e Notarile “Antonio Floridi” di Ferentino).


Agli inizi del XIX secolo gli Ordinari diocesani ferentinati cominciarono ad esercitare il diritto di visita su S. Antonio abate, mentre per le azioni amministrative sulla proprietà monastica, era necessaria la Licenza della Curia Vescovile.
Con la soppressione napoleonica (1810) degli ordini religiosi anche la Congregazione dei Celestini nel ramo maschile cessò di esistere (erano soppresse, in modo particolare, le congregazioni contemplative).
S. Antonio abate e i suoi beni rimasero  possesso enfiteutico di S. Eusebio (Roma); ne danno testimonianza diversi documenti conservati in Ferentino.


 

(1800-1815) La chiesa di S. Antonio abate e l’annesso monastero dipendevano da S. Eusebio (Roma), che ne percepiva i “pinguissimi” redditi. In quel periodo non vi abitavano né monaci né laici della Congregazione Celestina.(Archivio Vescovile di Ferentino, Fondo Visite Pastorali, vol. 103 Relazione ad limina di mons. Nicola Buschi, minuta, senza data, c. 318r)
24 maggio 1822 Il Vice Priore e Procuratore del Collegio agostiniano irlandese di Roma prese possesso dei beni appartenuti al monastero di S. Antonio abate di Ferentino in esecuzione del mandato di immissione di beni inalienati spettanti al ven. Monastero di S. Eusebio ed esistenti in Ferentino e suo territorio.Questo “mandato” fu emanato dal Cardinal Vicario  l’8 gennaio 1822.(rogito notarile del Notaio Arcangelo Rossi, in Archivio Storico Comunale e Notarile “Antonio Floridi” di Ferentino).
27 dicembre 1822 Il vescovo Gaudenzio Patrignani nella Relazione ad Limina del 27 dicembre 1822 dichiarò che S. Antonio abate, un tempo dei Celestini, apparteneva in enfiteusi (con il monastero, tutti i beni e i diritti) all’Abate di S. Eusebio (Roma).(Archivio Vescovile di Ferentino, Fondo Visite Pastorali, vol. 103 Relazione ad limina di mons. Gaudenzio Patrignani, c. 432r)
10 agosto 1828 La chiesa di S. Antonio abate, già dei monaci celestini, viene dichiarata “nunc deductam cum suis bonis ad Em.mum ac Ill.mum D. Card. Vidoni”. (Archivio Vescovile di Ferentino, Fondo Visite Pastorali, vol. 107, Visita Pastorale di mons. Giuseppe Maria Lais, 1826-1828) Il Cardinale Pietro Vidoni, (nato a Cremona nel 1759) cardinale diacono col titolo di S. Nicola in carcere (dal 1816), morì a Roma nel 1830.

 
Nel 1855 il vescovo di Ferentino Bernardo Tirabassi concesse in uso ai Salvatoristi di S. Brigida (Roma) la chiesa e l’annesso monastero, per non perdere il lascito testamentario del suo predecessore, Vincenzo Macioti, ammontante a 500 scudi, a favore di un orfanotrofio maschile da erigere in città. I Salvatoristi rimasero in S. Antonio abate solo due anni; andandosene, restituirono il monastero al Seminario Vescovile di Ferentino, così come testimonia nella sua relazione al consiglio comunale Achille Giorgi nel 1873. 
eremo-san-celestino-1.JPG I Salvatoristi furono surrogati nel 1869 dai Passionisti e, agli inizi del secolo XX, dai Cappuccini. 
Quanto all’Enfiteusi Vidoni (La chiesa di S. Antonio abate, già dei monaci celestini, viene dichiarata “nunc deductam cum suis bonis ad Em.mum ac Ill.mum D. Card. Vidoni”, Archivio Vescovile di Ferentino, Fondo Visite Pastorali, vol. 107, Visita Pastorale di mons. Giuseppe Maria Lais, 1826-1828), questa nel 1865 venne estinta, perché l’eredità Vidoni fu riacquistata dalla Mensa Vescovile di Ferentino (Archivio Storico Comunale e Notarile “Antonio Floridi” di Ferentino, Serie contratti, b. 1, reg. 1, 1866).      
La giurisdizione era esercitata, già dal 1718, dalla parrocchia di S. Valentino. Non potendo il parroco di S. Valentino, data la distanza della chiesa dalla città e dato l’elevato numero di abitanti (3000) residente nella contrada, assicurare regolare assistenza religiosa e istruzione alla popolazione, il Vescovo il 30 giugno 1924 costituì la nuova parrocchia autonoma di S. Antonio abate e ne delimitò i confini. La casa parrocchiale sarebbe stata ricavata nel monastero, anch’esso, come la chiesa, spettante all’amministrazione della mensa vescovile. Il Vescovo si sarebbe riservato, nel monastero, l’uso di tre camere.
annullo-1.jpgIl 17 gennaio 1926 il Re Vittorio Emanuele III riconobbe la parrocchia autonoma di S. Antonio abate, visto il Decreto episcopale 30 giugno 1924, vista l’istanza per ottenere l’assenso regio, visto l’art. 16 ultimo capoverso della legge 13 maggio 1871 n. 214 e l’art. 2 del Codice Civile, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Guardasigilli.
I Cappuccini ressero la parrocchia di S. Antonio abate fino alla fine di febbraio 1926.

Il Vescovo, non potendo trovare surroga in un altro ordine religioso (si rivolse senza esito favorevole anche ai Padri Trinitari di Palestrina), nominò dapprima un economo spirituale nella persona di don Giuseppe Pettorini, canonico della Cattedrale (decreto di nomina, 17 gennaio 1926); poi il parroco nella persona di don Nicola Colafranceschi, del clero diocesano, che resse la parrocchia fino agli anni ’70.

 

Ferentino, 24 maggio 2009.


Biancamaria Valeri   

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
   
 1.      A. CORTONESI, Fonti per la storia di Ferentino medioevale. Le pergamene dei celestini presso l’Archivio Vaticano, in Ferentino: la Diocesi e gli apporti francescani, Atti del Convegno 11-12 novembre 1978, Frosinone 1979, pp. 90-96.
2.      R. CATALDI, Fonti per la storia del monastero di S. Antonio abate di Ferentino, in “Latium” I (1984), ISALM Centro di Anagni, pp. 67-134.
3.      AA. VV., Territorio e Ricerca, Atti del Convegno 8-9 maggio 1982, Casamari 1985.
4.      AA. VV., Atti del Convegno Tecniche di restauro ed interventi operativi per la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico di Ferentino, 22-23 giugno 1985, Casamari 1986.
5.      P. SINISCALCO, Tra passato e futuro, in Atti del Convegno Tecniche di restauro ed interventi operativi per la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico di Ferentino, 22-23 giugno 1985, Casamari 1986, p. 35.
6.      A. CORTONESI, Una campagna laziale nel Basso Medioevo: il territurium civitatis Ferentini fra XIV e XV secolo, in  “Storia della Città” 15/16 (1981), pp. 23-36; tale contributo è un approfondimento di quanto Cortonesi espose in Fonti per la storia di Ferentino medievale: le pergamene dei Celestini presso l’Archivio Vaticano in Atti del VI Convegno del Centro di Studi Storici Ciociari (11-12 novembre 1978), Roma 1979, pp. 90-97.
7.      B. VALERI, Le attività culturali dell’Associazione “Gli Argonauti” per la salvaguardia del Monastero di S. Antonio abate, in Il complesso monumentale di S. Antonio abate: Conservazione, restauro e tradizione religiosa, Atti del Convegno 21 ottobre 1989, Casamari 1990, pp. 11-17.
8.      IDEM, La chiesa di S. Antonio abate e i Celestini nella storia di Ferentino, in  La Chiesa di Celestino V: S. Antonio abate a Ferentino, Atti dei Convegni 19 maggio e 20-21 giugno 1991, Casamari 1991, pp. 5-21.
9.      IDEM, Celebrazioni di Celestino V a Ferentino, in Atti del VII Convegno Storico L’Aquila 30-31 agosto 1992, L’Aquila 1994, pp. 81-95.10.  AA. VV., Atti del Convegno Ferentino e Celestino V. Per il VII centenario del transito di S. Pietro del Morrone (1296-1996), a cura di E. Giorgi, Casamari 1995.11.  AA. VV., Atti del Convegno S. Pietro Celestino nel VII centenario dell’elezione pontificia, 21-22 maggio 1994, Casamari 1995.12.  AA. VV., Atti del Convegno Celestino V dalla rinuncia alla cattura, 20-21 maggio 1995, Casamari 1997.13.  AA. VV., Atti del Convegno Celestino V nel settimo centenario della morte, 10-12 maggio 1996, Casamari, 2001.
  

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