Breve guida alla Città di Ferentino

LINEAMENTI DI STORIA
(note storiche a cura di Maria Teresa Valeri)


ferentino-stemma.gifFerentino, edificata dagli Ernici su un’altura della valle del fiume Sacco, è ricordata dalle fonti letterarie già dal VI sec. a.C. come aderente alla Lega Ernica con le altre città del suo territorio: Alatri, Veroli ed Anagni. Occupata dai Volsci, insanabili nemici degli Ernici, nel  413 a. C. Ferentino fu riconquistata dal console L. Furio Medullino; nel 361 a.C. venne occupata dal console C. Licinio Calvo; nel 306 a. C. la Città non partecipò alla ribellione capeggiata da Anagni contro Roma, rimanendo alleata di Roma. Distrutta da Annibale (211 a.C.), nel 193 a.C. a Ferentino fu assegnato lo status coloniale. Dopo la Guerra Sociale Ferentino, divenuta municipio, ottenne l’onore della cittadinanza romana e venne iscritta alla tribù Publilia. La salubrità dell’aria e la tranquillità del luogo erano tali che lo stesso Orazio, nella lettera all’amico Sceva, così scriveva: “Se a te piace la vita tranquilla ed il sonno protratto a giorno pieno, se ti seccano polvere e frastuono di ruote, allora ritirati a Ferentino; perché lì anche chi non è ricco può godere”.
I tracciati viari antichi, nonostante le modificazioni verificatesi nei secoli per le mutate esigenze della vita cittadina, sono ancora chiaramente leggibili nella rete viaria attuale. In particolare si può riconoscere un intervento di pianificazione urbana, caratterizzato dall’ordinamento regolare del tessuto viario e dalla definizione funzionale degli spazi urbani principali (le zone abitative sul versante meridionale della collina), le aree pubbliche (il Foro e l’Acropoli) e le aree commerciali nelle zone limitrofe alle mura. Sono ben individuabili gli assi viari principali: il Decumano Massimo, coincidente con la via Latina, che in direzione Est-Ovest attraversava la città, collegando Porta S. Croce con Porta S. Agata e il Kardo Massimo, ravvisabile nell’asse che in direzione nord-sud collegava Porta Montana con Porta Sanguinaria.
Ferentino è annoverata tra le più antiche diocesi del Latium adiectum; il suo primo vescovo è Bassus (487 d.C.). Comune già dal sec. XII circa, fu sede del Rettorato di Campagna e Marittima; ospitò papi (Innocenzo III, Onorio III), imperatori (Enrico VI e Federico II di Svevia) e santi (Celestino V). “Ferentino - non già città nuova ma antica città rinnovata - ci appare campione ideale per una ipotesi di lettura storico-artistica di un insediamento urbano europeo in età medioevale” (A. M. ROMANINI 1980). Fiorente nelle sue attività agricole ed artigianali e sede dal XV sec. di una prestigiosa scuola, potenziata dalla munificenza dell'umanista Martino Filetico, diede i natali a molti patrioti, che illustrarono con le loro azioni la storia cittadina: Alfonso Giorgi, Alessandro Angelini ed Achille Giorgi nel XIX sec., Alberto Lolli Ghetti e don Giuseppe Morosini, medaglie d'oro al valor militare, nel XX sec.

Cenni storici su Ferentino

Cenni storici su Ferentino - storia, cultura, e tradizioni

"Se a te piace la vita tranquilla ed il sonno protratto a giorno pieno, se ti seccano polvere e frastuono di ruote e le osterie, ti consiglierei di andare a Ferentino: infatti non ai soli ricchi è consentito godere del sole"(Si te grata quies et primam somnus in horam / delectct, si te pulvis strepitusque rotarum, / si laedit caupona, Ferentinum ire iubebo: / nam neque divitibus contingunt gaudia solis ... -Orazio, Epist. I, 17, vv. 6-9). Con queste parole il poeta romano Orazio, amico di Mecenate e dell'imperatore Augusto, si rivolgeva all'amico Sceva, invitandolo a scegliere Ferentino per ritemprare le stanche membra, affaticate dallo stress della vita cittadina. 

            Ancora oggi Ferentino, in provincia di Frosinone, si presenta al visitatore dolcemente adagiata su un ameno colle della fertile Valle del fiume Sacco, a circa 395 m sul livello del mare. La posizione geografica della città le garantisce un clima salubre, che potenzia la fertilità del suolo del suo territorio di formazione vulcanica, come dimostrato dalla presenza di sorgenti di acque acidulo-solforose. La feracità del territorio giustifica, così, una delle interpretazioni etimologiche del nome Ferentino, secondo la quale esso deriverebbe dal participio presente del verbo fero, che tra i suoi significati annovera anche quelli di "produrre", "sostenere".

La città appare saldamente munita da una poderosa cerchia muraria lunga circa 2500 m, che segue fedelmente il rilievo della collina, sfruttando spesso come fondazione la stessa roccia viva. Ferentino sembra sorgere dalla pietra e nelle pietre che la costituiscono si può leggere ininterrottamente la sua millenaria storia. Esempio chiaro di archeologia urbana, Ferentino moderna con mirabile continuità di vita si fonda sulle strutture della città antica: da esse prende sostanzialmente la sua forma attuale e anche nelle inevitabili varianti, stratificatesi nel trascorrere dei secoli, manifesta la straordinaria capacità avuta dai suoi antichi costruttori nell'adattare e nel rinnovare le strutture urbane in funzione dell'orografia del sito e delle diverse contingenze storiche, economiche e culturali.

            La fondazione di Ferentino è avvolta dalla leggenda e dal mito. Si narra di Saturno, che, scacciato dall'Olimpo, si rifugiò nelle amene regioni del Lazio e vi diffuse la civiltà e le arti. Saturno trovò accogliente rifugio anche nella ubertosa Ferentino ed ai suoi abitanti, per debito di sincera riconoscenza, insegnò l'arte di coltivare i campi e le tecniche utili a costruire una vita più comoda e civile. Tale leggenda nacque per giustificare l'ingegnosa abilità degli abitanti, testimoniata dalle numerose ed importanti vestigia monumentali, e per magnificare ancor di più la ridente natura, che circonda la nobile città ernica, dolcemente distesa sul declivio di una collinetta assolata. La chiostra dei monti Lepini, che delimita l'ampia e fertile valle del Sacco a sud, e la brulla catena degli Ernici, che a nord sbarra il corso ai rigidi venti provenienti dall'Abruzzo, creano uno spazio geografico, in cui predomina la vastità del cielo, molto spesso terso e splendente, e la profonda quiete della campagna lussureggiante. Le mura poligonali, che cingono la collina di Ferentino, si presentano ancora oggi come baluardo poderoso e inespugnabile: gli enormi blocchi calcarei, incastrati tra di loro senza malta cementizia, hanno dato sin dai tempi antichi la suggestione di essere stati messi in opera dai mitici Ciclopi e dai leggendari Pelasgi.

            Così racconta la leggenda, che suscitò grande interesse anche in Marianna Candidi Dionigi, donna coltissima che sul finire del XVIII secolo visitò Ferentino alla ricerca delle glorie romane, che in Ferentino lasciarono traccia indelebile. La nobildonna romana rimase stupefatta dinanzi alla monumentalità di Ferentino e le emozioni culturali, artistiche e sentimentali suscitate dalla visione di tanta magnificenza le suggerirono un diario di viaggio, che offrì ai suoi amici romani, invitando anche loro a venire a Ferentino e a rivivere le stupende sensazioni che lei stessa aveva provato e di cui portava imperitura memoria.

            Il visitatore moderno che si incammina per le vie di Ferentino può provare le medesime emozioni di Marianna Candidi Dionigi e può apprezzare l'amenità del paesaggio e la serenità del luogo, così come Orazio sperimentò. I numerosi monumenti ferentinati rappresentano e testimoniano emblematicamente la storia civile, religiosa, economica e culturale della città, sempre attenta sin dall'epoca più antica a lasciare un segno significante nella storia, coniugando nell'arte e sotto il controllo del buon senso il rispetto dell'ambiente naturale, delle tradizioni, della fede, dell'ospitalità, del confronto e della progettazione innovativa con la ricerca della bellezza nei valori dell'equilibrio e dell'armonia.     

            Se si potessero cancellare le superfetazioni moderne, che tuttavia costituiscono la caratteristica peculiare di una città che ha avuto una eccezionale continuità di vita, si potrebbero provare le stesse identiche sensazioni che provarono gli antichi viandanti della via Latina, quando si approssimavano alla città di Ferentino: questi vedevano una città costruita alla maniera scenografica delle città ellenistiche, costruite a terrazze ornate da sontuosi edifici emergenti a dominio della vallata sottostante. Ancora oggi una attenta osservazione del centro storico di Ferentino ci aiuta a riconoscere le tracce della bellezza della città antica: di quella bellezza, raggiunta mediante l'equilibrato accordo tra monumentalità ed essenzialità, tra cultura ellenistica e concretezza italica, anche Titinio, commediografo romano del II sec. a.C., dà testimonianza nel verso superstite della sua commedia Psaltria seu Ferentinàs, quando riferisce che i Ferentinati non erano insensibili al fascino della eleganza raffinata della cultura greca.        Balzava dapprima alla vista sulla collina la poderosa cinta muraria in opera poligonale, che si presenta ancora oggi come baluardo poderoso e inespugnabile, tuttavia aperta al territorio circostante grazie alle sue numerose e monumentali porte. A coronamento della città svettava snella ed elegante la mole dell'Acropoli, terrazzamento ultimo della collina, su cui certamente si ergevano insigni monumenti templari, simbolo della potenza e della magnificenza cittadina.

 

L'età antica

 

Ferentino già dall'antichità ebbe notevole importanza per essere edificata su un'altura a dominio della valle, che, attraversata dalla strada fluviale del Sacco, in età protostorica costituiva la principale via di collegamento tra il Lazio settentrionale e la Campania. La collina ferentinate, inoltre, godeva di una posizione geografica particolarmente favorevole alle attività economiche connesse con la pastorizia e la transumanza, essendo sita sul percorso viario che, attraverso i territori degli Altipiani di Arcinazzo, di Guarcino e dell'odierna Fiuggi, raccordava i pascoli estivi dell'Abruzzo ai pascoli invernali della fertile vallata del Sacco e, attraverso il valico dell'attuale via dei Monti Lepini, fino alle valli costiere tirreniche. In epoca storica la straordinaria posizione strategica e commerciale della città di Ferentino fu regolarizzata dai romani con la definizione a ridosso della cinta muraria cittadina del percorso della via Latina, che fu importante arteria di collegamento economico-militare tra Roma ed il sud della penisola italiana attraverso le regioni interne, parallela alla più scorrevole via Appia, che serviva prevalentemente le zone costiere e consentiva un più rapido raccordo con le metropoli dell'Italia meridionale.

             Città di fondazione Ernica, Ferentino è ricordata dalle fonti letterarie già dal VI sec. a.C. come alleata delle città di Alatri, Veroli ed Anagni nella Lega Ernica, che, con capitale ad Anagni, difendeva i territori della federazione dai popoli confinanti: i Volsci a sud-est, i Latini, gli Equi e i Marsi a nord. Divenuti gli Ernici alleati dei Romani contro le ambizioni espansionistiche dei Volsci, anche Ferentino fu teatro di scontri bellici. Nel  413 a. C. il console L. Furio Medullino conquistò la città occupata dai Volsci e la restituì al popolo ernico. Nel 361 a.C. il console C. Licinio Calvo, inviato a definire i rapporti a volte ambigui che la Lega Ernica, preoccupata di non scontentare i vicini Volsci, intratteneva con l'Urbe, occupò proprio Ferentino, riconoscendole l'importanza strategica: infatti la città non solo costituiva un caposaldo avanzato in territorio confinante con le città volsche, ma il suo controllo indebolì la forza coesiva delle città erniche federate, poiché Ferentino occupava una felice posizione di dominio sulle principali vie di comunicazione, che collegavano le città di Anagni, Alatri e Veroli. Ferentino insieme ad Alatri e Veroli non partecipò alla ribellione, che Anagni nel 306 a.C. capeggiò contro Roma. Sconfitta e disciolta la Lega Ernica, Ferentino ottenne di restare alleata di Roma con il privilegio di conservare le sue proprie leggi.

Cessata la lotta antiromana, la città di Ferentino poté ulteriormente godere dei benefici economici, che le procurava la sua felice posizione geografica e ripensare la sua fisionomia urbanistica sia intra-moenia sia extra-moenia, ristrutturando le mura secondo un criterio commerciale di "gravitazione extraurbana" favorito dalle numerose porte.

Infatti, dopo il 306 a. C., cioè in uno stabile clima pacifico assicurato dalla protezione romana, è da attribuire la costruzione delle mura, che mostrano una evidente tensione centrifuga di gravitazione extraurbana. La presenza di numerose porte, aperte nel circuito murario, più che documentare la necessità della difesa militare, evidenzia la volontà di incrementare i rapporti tra la città e il territorio, da sempre favorito economicamente dalla feracità del suolo e dalla felice collocazione geografica. Già in età protostorica nella regione erano stati definiti i tratturi della transumanza, che collegavano i pascoli estivi dell'Abruzzo con quelli invernali della valle del Sacco e del litorale tirrenico. In epoca storica, inoltre, la straordinaria posizione strategica e commerciale della città di Ferentino fu regolarizzata dai romani con la definizione a ridosso della cinta muraria cittadina del percorso della via Latina, che fu importante arteria di collegamento economico-militare tra Roma ed il sud della penisola italiana attraverso le regioni interne, parallela alla più scorrevole via Appia, che serviva prevalentemente le zone costiere e consentiva un più rapido raccordo con le metropoli dell'Italia meridionale.

In tale circostanza venne ridefinita la struttura urbana di Ferentino sul modello più funzionale della tipologia coloniale a impianto "ortogonale", cioè con assi viari paralleli in direzione est-ovest (decumani), che si incrociavano perpendicolarmente con altri assi viari paralleli in direzione nord-sud (cardini), pianificando in tal modo l'area urbana (zone abitative, zone a carattere pubblico, religioso e civile, e zone commerciali) in isolati rettangolari uguali tra loro [P. Sommella, Osservazioni sull'urbanistica in epoca romana, in "Storia della città" n. 15/16, Roma 1981, pp. 39-40].

Le antiche porte della cinta muraria individuano, infatti, tracciati viari, che, nonostante i dislivelli altimetrici del colle, nel versante meridionale di esso scandiscono geometricamente l'abitato, suddividendolo in lotti-isolati di 45x55 metri. Isolati di tali proporzioni sono tipici dell'impianto urbanistico ortogonale, adottato nel III sec. a.C. dai romani nella fondazione di colonie [L. Quilici - S. Quilici Gigli, Ricerca topografica a Ferentinum, in Atlante Tematico di Topografia Antica, 3 - 1944, pp. 238-243].

La  pianificazione ortogonale della città fu completata nel corso del II sec. A.C., dopo che Ferentino nel 193 a.C. ottenne da Roma il riconoscimento dello status coloniale.  A partire da tale data la città conobbe un ulteriore fervore edilizio, favorito dalla politica coloniale di Roma nelle province orientali, che determinò l'arricchimento delle classi imprenditoriali italiche. Di tale felice congiuntura economica possono essere sono testimonianza in Ferentino "la monumentalizzazione dell'Acropoli, la definitiva organizzazione funzionale degli spazi (zone abitative, zone a carattere pubblico, aree commerciali)" [P. Sommella, Osservazioni sull'urbanistica in epoca romana, in Storia dell'Arte e territorio: Ferentino, "Storia della città" n. 15/16, Roma 1981, p.41].

Lo straordinario impianto scenografico del grandioso terrazzamento dell'Acropoli ferentinate è stato probabilmente l'evento edilizio eminente della ristrutturazione urbana, che ha visto realizzarsi la pianificazione regolare e funzionale delle aree urbane secondo lo schema coloniale. Tale evidente cura per la imponente struttura scenografica della città si inserisce perfettamente nella edilizia romana di gusto ellenistico, promossa dalle classi imprenditoriali italiche già a partire dalla fine delle guerre puniche. Ancora oggi una attenta osservazione dei monumenti archeologici presenti nel centro storico di Ferentino ci aiuta a riconoscere le tracce della bellezza della città antica; di quella bellezza, raggiunta mediante l'equilibrato accordo tra monumentalità ed essenzialità, tra cultura ellenistica e concretezza italica, anche Titinio, commediografo latino del II sec. a.C., contemporaneo di Plauto ed autore di commedie di ambiente e di argomento romano, dà testimonianza nella frase "Ferentinatis populus res graecas studet", verso superstite della sua commedia intitolata Psaltria seu Ferentinàs ovvero "La ballerina o La ragazza di Ferentino" [Prisciano, GLK II, 129, 15]. Davvero i Ferentinati nel II secolo a. C. non erano insensibili al fascino della eleganza monumentale della civiltà ellenistica ed amavano circondarsi dei segni della più raffinata cultura artistica greca.

Le strade della Ferentino romana sono in relazione con le porte di accesso alla città. I tracciati viari antichi, nonostante le modificazioni verificatesi nei secoli per le mutate esigenze della vita cittadina, sono ancora chiaramente leggibili nella rete viaria attuale. In particolare si può riconoscere un intervento di pianificazione urbana, caratterizzato dall'ordinamento regolare del tessuto viario e dalla definizione funzionale degli spazi urbani principali (le zone abitative sul versante meridionale della collina), le aree pubbliche (il Foro e l'Acropoli) e le aree commerciali nelle zone limitrofe alle mura. Sono ben individuabili gli assi viari principali: il Decumano Massimo, forse coincidente con la via Latina che in direzione Est-Ovest attraversava la città, collegando la Porta S. Croce con la Porta S. Agata, e il Kardo Massimo, ravvisabile nell'asse che in direzione nord-sud collegava la Porta Montana con Porta Sanguinaria. In prossimità di tale porta e adiacente all'antico percorso viario del Kardo Massimo tra la fine del I e i primi decenni del II sec. d. C. venne edificato un teatro, che si stima potesse contenere circa tremila spettatori. Un tratto considerevole di strada romana pavimentata, lungo 12 m, è stato rinvenuto lungo via Circonvallazione Alberto Lolli Ghetti nel 1961. Deve trattarsi di uno dei decumani, se non proprio di quello massimo. È costituito da basoli bianchi "di calcare compatto, che poggiano direttamente sulla roccia, spianata e colmata di terra nelle cavità"  è ben conservato lungo via [Quilici - Gigli 1996].

 

Dopo la Guerra Sociale Ferentino, divenuta municipio, ottenne l'onore della cittadinanza romana e venne iscritta alla tribù Publilia. In epoca imperiale fu centro fiorente di attività commerciali e culturali, come dimostrano i resti dell'antico teatro, che poteva contenere fino a tremila spettatori.

            La felice collocazione geografica della città è attestata in età imperiale anche nella Tabula Peutingeriana, importante carta stradale dell'impero romano, giuntaci su una striscia di pergamena lunga m 6,80 e larga circa m 0,33, conservata nella Biblioteca Nazionale di Vienna. Si tratta di un itinerarium pictum, cioè di un "itinerario dipinto" risalente nell'originale al 350 d. C. circa, in cui Ferentino è segnalata quale luogo ufficiale di tappa, collegato con il servizio pubblico di trasporto delle merci statali. La città, infatti, è evidenziata sulla via Latina con una vignetta a due torri unite da corpo centrale, simbolo della presenza di una mansio, cioè di un albergo per  la sosta di commercianti, probabilmente con servizio di deposito merci, che era di solito situato in prossimità del cento abitato [R. Gelsomino, Ferentinum nel sistema viario romano (primo secolo a. C. - quarto secolo d. C.), in Quaderni di Storia n. 3, Premio "Città di Ferentino 1985", Frosinone 1986, pp. 122-124, 144-147, 176].

            La funzione di controllo sul territorio, che la città di Ferentino ha esercitato sin dall'antichità, è facilmente leggibile anche nella sua peculiare fisionomia urbanistica: benché  "città murata", essa è caratterizzata dalla presenza nell'antico circuito murario di numerose e monumentali porte, che, tutte relazionate alle principali vie di comunicazione prima citate, ancora oggi consentono l'inserimento funzionale della città nel tracciato viario territoriale della provincia di Frosinone.

 

L'età medievale, moderna e contemporanea.

 

Presto raggiunta dall'evangelizzazione cristiana, Ferentino è annoverata tra le più antiche sedi di diocesi del Latium adiectum. Il primo vescovo ferentinate noto è Bassus, che, già partecipe  al concilio del 487 d.C., firma la sua presenza al concilio del 499 come episcopus Ferentini Novi [J. D. Mansi, Sacrorum conciliorum nova et amplissima collectio, Paris 1901 (ed. anastatica Graz 1960), VII, col. 1171; IDEM, VIII, col. 234].

In un privilegio di Ludovico il Pio a Papa Pasquale I (817-824), relativo alle donazioni fatte dall'Imperatore alla Chiesa, Ferentino viene citata come parte della Campania, "regione a sud-est di Roma compresa tra i monti Ernici e i Lepini, dalle sorgenti del Sacco al medio Liri" [A. M. Ramieri, La diocesi di Ferentino, in "Corpus della scultura altomedievale", XI, Spoleto 1983, p. 8]. Numerosi resti lapidei conservati nella città, datati in massima parte al secolo IX e decorati a rilievo con i motivi iconografici tipici dell'ambiente romano e laziale altomedievale, attestano nella Ferentino degli inizi del medioevo una rigogliosa produzione artistica, cui contribuì anche il papa Pasquale I, con la dotazione di suppellettile liturgica ad una chiesa, purtroppo non identificabile, come indicato nell'iscrizione incisa su un lato di una cornice frammentaria, conservata nella basilica cattedrale dei SS. Giovanni e Paolo [A. M. Ramieri, La diocesi di Ferentino, in "Corpus della scultura altomedievale", XI, Spoleto 1983, pp. 52-54, tav. XII].

Data la vicinanza con Roma, Ferentino fiorì splendida nelle sue chiese e nei suoi edifici anche in età medioevale. L'istituzione del Comune (sec. XII circa) favorì l'elaborazione del corpo normativo degli Statuti cittadini, dei quali si conserva copia del sec. XV. Ferentino fu sede della Curia Generale del Rettore di Campagna e Marittima; ospitò papi (Innocenzo III, Onorio III), imperatori (Enrico VI di Svevia) e santi (Celestino V). La presenza attiva dell'ordine cistercense a Ferentino nel sec. XIII procurò alla città floridezza economica e rigoglio edilizio tali che "Ferentino - non già città nuova ma antica città rinnovata - ... ci appare campione ideale per una ipotesi di lettura storico-artistica di un insediamento urbano europeo in età medioevale" [A. M. Romanini, Editoriale, in "Storia della città", cit., pp. 4-5].

 

            La fiorente economia cittadina, alimentata dal recupero e potenziamento delle attività agricolo-pastorali e dall'intensificarsi delle attività commerciali sostenute dall'istituzione del libero Comune, favorì la rinascita edilizia dell'intera città, tesa a darsi un volto rinnovato e confacente al prestigioso ruolo economico e politico riconquistato. Di tale coscienza civile e culturale raggiunta dalla comunità ferentinate in età medievale fa documento il capitolo 115 del Libro II dello Statuto, nel quale si stabilisce di non procedere alla demolizione degli edifici privati esteticamente pregevoli, poiché essi rendono "nobili e famose le città" (cum pulcra edificata, ac domus sublimes civitates reddantur nobiles et famosas) [Statuta civitatis Ferentini, edizione critica a cura di Marco Vendittelli, Roma 1988, p. 122].Il legislatore medievale, interprete dell'orgoglio cittadino, tradusse in norma la notevole coscienza culturale e civile della comunità, consapevole della bellezza e del rigoglio edilizio della sua città.

            Dall'analisi dei caratteri stilistici delle persistenze architettoniche medievali nell'abitato ferentinate è evidente una diffusa coerenza linguistica di forme costruttive di matrice cistercense, ravvisabile non solo negli edifici pubblici sontuosi, ma soprattutto nell'arredo architettonico minore dell'edilizia privata (portali, bifore, cornici, capitelli), sopravvissuto alle inevitabili distruzioni e aggiornamenti strutturali causati dal trascorrere del tempo.

            La presenza attiva dei cistercensi a Ferentino nel sec. XIII, determinata probabilmente dalla necessità di usufruire delle competenze tecniche dell'ordine nel recupero delle tecniche agricole per realizzare un piano di bonifica del territorio suburbano e incrementare la produzione economica, non solo contribuì a procurare alla città ricchezza, ma anche introdusse le innovative competenze edilizie dell'ordine. Queste furono estese anche alle maestranze locali e favorirono un tale rigoglio edilizio che "Ferentino - non già città nuova ma antica città rinnovata - ... ci appare campione ideale per una ipotesi di lettura storico-artistica di un insediamento urbano europeo in età medioevale" [A. M. Romanini, Editoriale, in "Storia della città", cit., pp. 4-5].

            Ferentino, dunque, si presenta come esempio compiuto di archeologia urbana: è città antica a continuità di vita ininterrotta, in cui le strutture urbane antiche sostengono e insieme definiscono quelle posteriori, intrecciando esperienze costruttive e concezioni spaziali nuove in uno straordinario equilibrato rapporto di reciproca fecondità con il passato.

           

In età medievale l'assetto urbanistico antico della città di Ferentino rimase pressoché invariato, eccetto qualche variazione ai tracciati viari, connessa con le mutate esigenze economiche e amministrative. La strada che acquistò maggior rilievo fu l'attuale via Consolare, che congiunge Porta Montana e Porta S. Agata, le due porte che in età medievale continuarono a mantenere la loro importanza per le attività mercantili. L'odierna via Consolare ricalca in parte l'antico Decumano Massimo nel tratto iniziale in salita da Porta S. Agata; dopo aver superato l'antica area forense, localizzabile nell'odierna piazza Gramsci, fu deviato a nord per proseguire sinuosamente lungo il pendio del colle e aprirsi sui nuovi spazi urbani, destinati alla vita politica medievale, e ricongiungersi al Kardo Massimo nel tratto immediatamente prossimo a Porta Montana.  Imponenti edifici medievali, religiosi e civili, si affacciano ancora su via Consolare e attestano l'importanza urbanistica dell'asse viario in età medievale. Poco prima di raggiungere la antica piazza comunale, l'odierna piazza Mazzini, oltre ai frequenti portali con archi a sesto acuto si incontrano edifici di particolare rilievo, come la Chiesa di S. Pancrazio, il Palazzetto De Andreis, l'abside pensile della chiesa di S. Valentino, il medievale Palazzo Comunale, l'antica chiesa di S. Ippolito, il Palazzo gentilizio attribuito a Innocenzo III, il Palazzo e la Chiesa dei Cavalieri Gaudenti.

            Nel panorama architettonico di Ferentino medievale appaiono comunque di particolare rilievo nell'area urbana la chiesa Cattedrale, edificata sull'acropoli romana, e la chiesa di S. Maria Maggiore, costruita probabilmente nei pressi del cittadino ospedale di Santo Spirito, dipendenza ferentinate del romano ospedale di Santo Spirito in Sassia [A. Cortonesi, Un elenco di beni dell'ospedale di Santo Spirito in Sassia nel Lazio meridionale alla metà del ‘400, in ASRSP, (1975), pp. 55-76; B. Valeri, La confraternita dello Spirito Santo di Ferentino: origini e caratteristiche. Quaderno n. 21 del Centro di Ricerca e Documentazione sul Movimento dei Disciplinati, Perugia, 1981; Eadem, Silvio Galassi: un vescovo della Controriforma a Ferentino. 1585-1591, Casamari 1983, pp. 86-87], come conferma la continuità del nome nella cappella annessa all'Ospedale civico locale, limitrofo alla chiesa. La Cattedrale e S. Maria Maggiore, pur se lontane dall'asse viario cittadino più frequentato nel medioevo, hanno avuto un'importanza religiosa, politica e culturale notevole nel passato, attestata dalla loro monumentalità: ancora oggi costituiscono le emergenze architettoniche più significative della città di Ferentino, collocate entrambe in siti eminenti e di immediata percezione visiva anche per chi si accosta alla città dalla vallata sottostante.

Dopo il trasferimento della Curia romana ad Avignone, anche Ferentino risentì dell'eclissi del potere pontificio, ma nel sec. XV tornò ad essere sede episcopale ambita per le sue laute prebende.

Ferentino vanta non solo monumenti, ma anche personalità illustri. Ricordiamo l'umanista Martino Filetico, che nel XVI secolo lasciò parte della sua eredità a favore dell'istruzione dei ragazzi poveri. Nel sec. XVIII il clima culturale si rianimò; l'agricoltura ebbe un nuovo vigore grazie ad opere di bonifica e all'introduzione della mezzadria, che sostituì in parte il sistema dell'enfiteusi; l'artigianato ebbe una notevole ripresa; la borghesia imprenditoriale acquistò peso politico e gli istituti di istruzione, già avviati alla fine del secolo XV dall'umanista Martino Filetico, vennero potenziati.

Nei secoli che seguirono, la storia di Ferentino scorre parallela alla storia della penisola italiana. Gli echi della rivoluzione francese e napoleonica misero in movimento le classi sociali della cittadina, sollecitando lo snellimento del sistema burocratico e la più facile comunicazione delle idee; si creò terreno fertile per la partecipazione di illustri ferentinati (Alessandro Angelini, Romualdo Necci, Achille Giorgi) alla causa risorgimentale dell'Italia unitaria.

In particolare è da sottolineare sul finire del secolo dei lumi il potenziamento della scuola femminile ad opera delle Maestre Pie Venerini, dal cui sodalizio sorse nel XIX secolo un monastero di suore francescane di clausura, che si assunse la responsabilità di curare l'educazione delle ragazze del paese. In questo monastero fu accolta nel 1819 Costanza Troiani, che diventerà Madre Caterina (1813-1887), la quale viene ricordata per la sua missione umanitaria in Egitto, dove riscattò moltissime bambine di colore dalla schiavitù e lavorò instancabilmente al dialogo interreligioso e alla promozione della donna mediante la fondazione di scuole per le fanciulle al Cairo.

L'inizio del XX secolo fu caratterizzato dal triste fenomeno dell'emigrazione e le due guerre mondiali costarono un alto tributo di sangue. Soprattutto nel secondo conflitto mondiale la città, posta sull'arteria di scorrimento delle truppe tedesche dal Cassinate, fu gravemente danneggiata dai bombardamenti aerei e molte furono le vittime civili. Vittime della crudeltà della guerra furono anche i ferentinati Ambrogio Pettorini e Giovanni Ballina, uccisi alle Fosse Ardeatine, e le due medaglie d'oro al valor militare: il tenente Alberto Lolli-Ghetti, morto eroicamente nella guerra d'Africa (1941) [G.C. Canepa, Alberto Lolli-Ghetti, il tenente buono, Roma 1991] e il sacerdote vincenziano don Giuseppe Morosini, esponente della Resistenza a Roma, fucilato a Forte Bravetta il 3 aprile 1944 [AA.VV., Risorgimento e Resistenza, aspetti di storia ottocentesca e contemporanea nel frusinate, Casamari 1994].

Dal secondo dopoguerra Ferentino ha goduto della ripresa delle attività agricole e commerciali e soprattutto di una rapida e intensa industrializzazione.

© Maria Teresa Valeri

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