Perchè una mostra di pittura? Introduzione ad un percorso
PRESENTAZIONE
La società contemporanea, dominata dalla mentalità di specializzazione e dalla tecnocrazia, riserva spazi sempre più esigui all'espressione ed alla manifestazione delle esigenze umanistiche. Non che sia scomparso l'Umanesimo, ma questo è inserito in una dimensione altra, nella dimensione della metafisica; e, quando si parla di metafisica nella nostra realtà prevalentemente unidimensionale, non è difficile trovarsi davanti ad un senso di disorientamento e di smarrimento. Eppure tradizionalmente la Metafisica è stata sempre considerata il punto di riferimento imprescindibile per dare organizzazione e senso alla realtà in cui siamo immersi, anche quando nel progressivo affermarsi del metodo scientifico per la conoscenza e l'interpretazione del reale, il pensiero metafisico veniva ridimensionato e ancorato alla visione spiritualistica e sentimentale. Il disorientamento contemporaneo nasce perché, essendosi smarrita la relazione con l'essere profondo delle cose e avendo affidato alle specializzazioni estreme della scienza la capacità di lettura dell'intimità del reale, l'Uomo ha perso la conoscenza dei legami delle cose e, non conoscendoli più, non li comprende e non può più comunicarli. La perdita del senso della relazione tra le cose impedisce la denominazione delle medesime e la loro comunicazione. Nel nostro mondo carico di informazioni e ridondante nella necessità del comunicare, il linguaggio si riempie di termini che hanno perso significato e senso e la realtà perde la Parola, il legame tra il Pensiero e l'Essere. Anche lo Spazio ed il Tempo sono stati ridotti a relativi strumenti di calcolo per la definizione di una realtà sempre più inafferrabile e ineffabile. Si è arrivati al paradosso di vivere in una realtà che non è più nostra e che non può essere nostra perché non la possiamo più com-prendere. Allora si vive l'oggi effimero, si segue il flusso incosciente delle cose, si spezza qualsiasi orientamento e finalità. Nel mondo ridotto a gigantesca macchina domina il rumore dei suoi ingranaggi e la confusione di un caos in perenne movimento, senza fine e ragione.
Chi ci salverà dall'Essere nullificato? Il pensiero memorativo o poetante sarà in grado di farci superare la linea del niente: così Heidegger sostenne nella conferenza Perché i poeti?, tenuta nel ventennale della scomparsa del poeta Rainer Maria Rilke (1946) e pubblicata in Sentieri interrotti (1950). L'Essere non può più essere detto nelle parole della logica discorsiva, ma può soltanto essere rievocato nella poesia.
Allora solo l'Arte salverà l'Essere dal naufragio e l'Uomo dallo smarrimento. Ma quale Arte? Anche per questo campo di conoscenza e di attività nella nostra società vige il criterio dell'estrema specializzazione. Fa arte l'artista di professione, quello che è ispirato dal talento e dall'orientamento particolare del suo spirito, quello che possiede la tecnica e la piega alle sue esigenze; in una parola colui che si dedica esclusivamente alla rielaborazione artistica dei contenuti mentali che pensa e che desume dal contatto col reale. Questa è una delle tante mistificazioni a cui ci ha abituato la società contemporanea. Senza nulla togliere a coloro che percorrono e scandagliano con esclusività di intenti il duro cammino dell'Arte, possiamo ben affermare, come Terenzio, nulla di ciò che è umano è alieno all'uomo; quindi ogni uomo ha la possibilità interiore di percepire l'arte, di capirla e di produrla, poiché l'arte non si esaurisce nella tecnica né nell'addestramento professionale né nel possedere una particolare qualità o propensione dello spirito: l'arte è una dimensione propria dell'uomo, essa vive nell'uomo e si manifesta spontaneamente in ogni sua azione, perché l'uomo quando agisce, produce, materializza nella sua azione quanto ha pensato, sognato, vagheggiato, desiderato. L'arte esprime l'interiorità, ma è anche contemplazione; consiste soprattutto nel cogliere i tratti momentanei, fuggevoli e mutevoli del mondo e della sua vita particolare, per fissarli e renderli durevoli (G. W. F. Hegel).
Il culmine dell'arte: vivere nell'attimo l'eternità, vincere di mille secoli il silenzio, sorpassando i limiti transeunti del tempo e dello spazio. Nel momento artistico l'apparizione dell'evento è la manifestazione di un'attesa da sempre realizzata; è la sconcertante esperienza di un già percepito come realizzato anche se ancora nell'immagine mentale. L'arte, dunque, è frutto maturo dell'incontro tra l'anima e la memoria. Parafrasando il grande Agostino di Ippona, si può considerare la memoria come distensio animae, espansione dell'anima nel tempo e nello spazio: quanto di più difficile si possa immaginare, perché la memoria come l'anima non hanno limiti alle proprie dimensioni, anche se abbisognano di tempo e di spazio, della successione di un hic e di un nunc che siano sostrato alla loro manifestazione. Che cos'è l'arte se non l'esperienza di un evento pensato nella sua relazione con l'io che lo ha compreso, l'ha proiettato nel suo intimo per poi restituirlo ad una dimensione spazio-temporale esterna, che non è più successione matematica, ma emozione poetica? Si è artisti se si è poeti, se si vive la condizione del dire attraverso l'esperienza del fare, perché il poeta esprime il mondo mentre lo crea, così come suggerisce l'etimologia greca del nome poeta, derivandola dal verbo poièo, che significa “fare”, nella declinazione di tutti i suoi significati.
Può un medico essere poeta, essere artista? Il paradosso è solo apparente: infatti la disciplina medica ha una fortissima connotazione umanistica, si esprime nell'intuizione e non può disgiungere l'analisi scientifica dalla percezione delle emozioni e dei sentimenti. L'antica saggezza greca presentava lo scienziato come filosofo, come uomo dotato di scienza e di sapienza. L'arte del filosofo, secondo Platone, era simile all'arte del medico: l'uno e l'altro impegnati a curare l'uomo, a condurlo al raggiungimento della salute che è equilibrio ed armonia, bene e bellezza.
L'Artista quando crea è inconsapevole (Schelling) e inconsapevolmente il dottor Carlo Caprara con la sua produzione pittorica si è inserito in un contesto ideologico; inconsapevolmente, perché il dott. Caprara non ha praticato i sentieri della filosofia, ma non per questo non è riuscito a raggiungere i medesimi risultati conseguiti dal più avvertito spirito filosofico. Egli, infatti, grazie al suo fine sentimento artistico, al suo spontaneo sentire poetico, è stato capace di mettersi in sintonia con la realtà delle cose e ne ha percepito la più intima vibrazione, rendendo visibile l'invisibile, l'immagine mentale. La produzione di Carlo Caprara si è sviluppata in un lungo arco temporale con varietà di tecniche; è nata come momento di diletto della mente, ma anche come respiro dell'anima che cerca spazi nuovi per la sua manifestazione. Il campo della sua ispirazione artistica è il vasto mondo circostante, scandagliato a partire dagli oggetti della vita quotidiana, dai più semplici (frutta, oggetti inanimati) ai più complessi (paesaggi, animali, persone), dalla riproduzione realistica di oggetti naturali alla creazione di scherzi della mente, dalla riflessione su concetti alti dello spirito ai ritratti a matita, interessanti per la vivace caratterizzazione psicologica del soggetto rappresentato. È una felice sorpresa scoprire la vena pittorica di Carlo Caprara, un professionista qualificato, che sa trovare nell'arte la possibilità di esprimere il ricco mondo di sentimenti patrimonio di ogni uomo.
Ferentino, 2 MAGGIO 2023
Biancamaria Valeri